domenica 2 novembre 2014

Jane Eyre: una donna con le p....

Cari lettori di blog, oggi vi parlo di un romanzo che ho divorato in quattro giorni. Si tratta del capolavoro di Charlotte Bronte (la sorella di quella che ha scritto “Cime tempestose”), “Jane Eyre”. A parte la pronuncia un po’ complessa del titolo, il romanzo è davvero una goduria. La storia, i dialoghi, i personaggi, l’ambiente… Jane è una donna con la D maiuscola. E’ una tipa che ha le palle! (Scusate la volgarità). Sa che cosa vuole dalla vita e, soprattutto, sa come ottenerlo. Non ha paura di niente e di nessuno. E’ da ammirare per la sua capacità a dire No. No a chi la maltratta. No a chi la fa soffrire. No a chi non crede in lei. No ai disturbatori. No ai falsi pretendenti. Questa volta non posso farvi il riassunto dell’opera, non perché non mi ricordi la storia, ma perché non posso rovinarvi le sorprese che troverete leggendo. Lo faccio per voi!

Come vorrei essere come Jane Eyre. Non pensavo che nell’Ottocento ci fossero donne così. Forse all’epoca tale romanzo avrà fatto un po’ di scalpore in quanto si tratta di una donna che ha una forza (morale) da uomo. Non è una donnetta tutta fiori e gossip. Al giorno d’oggi, di donne così ne conosco poche. Si contano sulle dita di una mano…

giovedì 23 ottobre 2014

Indovina chi

Mia zia da Roma ha voluto regalarmi un libro dal titolo abbastanza ambiguo “Chiudo il gas e vado via”. L’autrice è per me una sconosciuta, anche se poi ho saputo che ha scritto degli articoli su The Guardian. Si chiama Emily Barr.
Sarò sincera, all’inizio pensavo che questo libro fosse un romanzetto rosa sdolcinato per donne frustate. Poi, ho capito che invece si trattava di un giallo, ma molto leggero. La copertina dai colori pastello e dall’immagine simpatica e il titolo ironico non combaciano con la storia, abbastanza tragica e complicata. Insomma, ciò che ci si aspetta dalla storia non coincide con l’intreccio stesso. Penso che ci sia stato un errore da parte di chi ha gestito la grafica della copertina e la traduzione del titolo oppure è voluto.
La storia è carina ma in certi punti è sviluppata senza riuscire a coinvolgere il lettore. Il fatto principale è che una donna, per diversi motivi, decide di cambiare identità ma dopo dieci anni viene scoperta e…
La cosa strana è che in certi punti è come se avessi letto qualcosa che avrei potuto scrivere io; cioè, invece di sentirmi vicina ai personaggi, mi sono sentita un tutt’uno con la scrittrice. Certe cose le avrei scritte pari-pari. Non mi era mai successo prima di provare questa sensazione!
La storia è ambientata in Australia, non a Sidney o a Camberra, ma in un paese sperduto nel deserto, di nome Craggy e qualcosa… Se avevo un minimo desiderio di visitare la terra dei canguri, leggendo il romanzo, mi è letteralmente passata la voglia!



In certi momenti, tutti avrebbero voglia di partire per un po’; di dimenticarsi da dove vengono e chi sono; di prendere un’identità diversa e ricominciare. Non è così facile. Però, alla fin fine, un modo per evadere esiste (e non mi riferisco a droghe o ad alcol). Basta solo fregarsene di tutto e di tutti (senza esagerare) in quei momenti in cui ci si sente con il fiato sul collo.

domenica 12 ottobre 2014

Donne informate sui fatti (scabrosi)

Cari amanti della carta stampata, ho appena finito di leggere “Donne informate sui fatti” di Carlo Fruttero e ve ne faccio subito una breve recensione.
Si tratta di un giallo, molto carino e poco impegnativo. In ogni capitolo, è una donna che parla. Può essere la bidella, o la volontaria, o la figlia, o la migliore amica, o la carabiniera, o la giornalista, o la barista… Tra di loro si nasconde un colpevole. Provate ad indovinare…
Non mancano gli uomini nella storia (Semeraro, Don Traversa, il carabiniere, il rumeno, il padre), ma i loro movimenti e i loro ragionamenti (e da quando gli uomini ragionano?) passano sempre attraverso il punto di vista di una donna. I loro sentimenti e le loro motivazioni sono sempre filtrati e il “passino” sta in mano al gentil sesso.
Chi è stato a uccidere Milena, un’ex prostituta rumena, e a gettarla in un fosso con gli indumenti da squillo addosso, appena fuori Torino?
A dir la verità mi sembra che l’intento dell’autore non sia quello di coinvolgere il lettore nelle indagini. Leggendo, non cresce la voglia di scoprire il responsabile del crimine, ma ci si diverte a scoprire le paranoie e i segreti di ciascuna donna implicata. Non oserei definire questo libro “un giallo”. Si avvicina di più a un romanzo rosa, ma con un po’ di grigio in mezzo. Ehehe!
Mi stupisco spesso di come certi scrittori uomini riescano così bene a rappresentare e a far parlare il mondo femminile, a volte meglio di certe autrici donne!



Fruttero non ha scoperto l’acqua calda. Le donne sanno sempre tutto o, comunque, riescono sempre a venire a conoscenza della verità. Però, il loro difetto è che si confidano a troppi e a volte a persone sbagliate. Risultato? Ciò che sanno, li si riversa contro. Ahi, ahi, ahi! 

mercoledì 8 ottobre 2014

Il corpo umano in guerra

Cari divoratori e mangiucchiatori di libri, ho appena finito di leggere il secondo romanzo di Paolo Giordano “Il corpo umano”. E’ stata la copertina ad incitarmi perché altrimenti avrei lasciato il libro sullo scaffale a continuare a prendere polvere. Ho ancora brutti ricordi riguardanti “La solitudine dei numeri primi” (il libro esordio di Giordano). Non mi capacito di come un libro del genere abbia potuto vincere il premio Strega” e vendere oltre due milioni di copie in tutto il mondo! Secondo me, è stato il marketing a vincere e non certo il racconto in sé.
Ma lasciamo stare le mie paranoie.
“Il corpo umano” è un lungo flashback di alcuni militari in missione in Afghanistan. L’insulsaggine della loro presenza in quel territorio ostile aumenta di pagina in pagina. Le loro storie si perdono tra ciò che hanno dovuto lasciare in Italia (una moglie, dei figli, una donna incinta, una madre, la salute mentale) e ciò che trovano nel territorio dei talebani (il deserto, bei tramonti, mine, attentati).


A volte non abbiamo per nulla rispetto per il nostro corpo. Lo usiamo come fosse una macchina, un giocattolo, un’attrazione, uno scudo, un’arma e ci accorgiamo della sua preziosità solo troppo tardi. Ci rendiamo conto che non siamo immortali solo quando stiamo poco bene. Anche solo un banale raffreddore ci  ricorda che siamo fragili. Eppure è proprio con il nostro corpo che agiamo nello spazio e nel tempo con un fare da dominatore. Affianchiamo alle parole gesti e movimenti capaci d’influenzare il corso della Storia.



lunedì 11 agosto 2014

Il giovane Holden: un romanzo di formazione

Cari lettori e lettrici, scusate se sono sparita per diverse settimane…ero immersa nella lettura!! Scherzo!!
Rieccomi in forma!!
Oggi vi parlerò di un libro che mi ha conquistato…uno di quelli che vorresti che durasse come Beautiful, Un posto al sole, Don Matteo…cioè sempre!! Sto parlando de “Il giovane Holden” di Salinger.
Prima di leggerlo, ne avevo sentito parlare ma credevo fosse un romanzo tipo “L’amico ritrovato” o “ Il diario di Anna Frank”. Non mi aspettavo invece una storia così avventurosa e divertente (anche se con molti momenti seri su cui riflettere). 
Non mi sembra vero che Holden non esista nella realtà. La maniera in cui parla, come si comporta, i suoi pensieri, ecc. mi fanno credere che viva davvero da qualche parte nel mondo.
Il personaggio e le sue vicende sembrano così attuali…sebbene qualche espressione un po’ “retrò” come “vattalapesca” o “stantuffare una ragazza”.
L’istituto Pencey, dove il ragazzo studiava (in realtà non ha mai aperto un libro), si pentirà di aver perso un talento, non tanto intellettuale quanto un carisma capace di prendere delle decisioni che a volte nemmeno i grandi sarebbero in grado di prendere.
Holden viene bocciato e questo lo spinge a scappare da scuola e a vivere delle avventure, a volte pericolose, all’insaputa dei suoi ricchi genitori e lontano dalla sua sorellina preferita e dal suo fratello di successo, ma vicino a quell’altro fratello (purtroppo morto) che gli scalda il cuore!

Sono dell’idea che di giovani Holden ce ne sia uno per ogni città, uno per ogni borgo, uno per ogni paese, uno per ogni scuola. Personalmente, non ne ho mai incontrato uno per il momento, ma chissà…forse devo solo aspettare. E’ meglio farselo amico un tipo come lui, per evitare scherzetti e qualche insulto di troppo!
Di sicuro, solo una ragazza sarà capace di mettergli la testa a posto una volta per tutte…forse non si chiamerà Jane come nel libro, ma poco importa.
Sono convinta che valga la pena di leggere Il giovane Holden e di rileggerlo, un po’ come Il piccolo principe.


mercoledì 11 giugno 2014

Notturno


Cari lettori che non vi siete ancora liquefatti al sole, oggi vi parlerò del romanzo di Gabriele d'Annunzio "Notturno". Già solo il titolo mi dà un senso di frescura...
E' un libro che racconta le avventure belliche dello stesso D'Annunzio prima di quel catastrofico incidente che gli fece perdere quasi del tutto la vista.
Colpiscono le metafore e le similitudini dell'autore. Si tratta di un'opera in prosa ma con un profumo poetico che rima bene con il profondo animo dello scrittore.
Non posso capire la sofferenza di D'Annunzio nel dover rimanere bloccato a letto, al buio, per poter avere un po' di sollievo agli occhi. Inoltre, se penso che le cure a quel tempo non erano all'avanguardia come oggi, provo una gran pena per quell'uomo. Comunque, la guerra sarà virile quanto volete, ma rovina tutto e tutti. 
Mi ha colpito molto il finale, ma non per la ragione che pensate voi...sull'ultima pagina, ecco comparire a penna rosa, scritta da chissà quale cuore innamorato "fabrizio ti amo, '88"!!!

martedì 20 maggio 2014

Terrore...uuuuhh!


Il romanzo "Terrore" di Danila Comastri Montanari non è per niente imparentato con Dario Argento. State tranquilli! Qui la parola "terrore" si riferisce al periodo storico post-rivoluzione francese, quando la città era decorata con tricolori dappertutto: dai cappelli alle sciarpe, dagli stendardi ai festoni, dalle bandiere alle coccarde. Ai tempi cioè di Robespierre e compagnia bella. Cinque macabri delitti "infestano" la meravigliosa Parigi. Qualcuno si diverte a tagliar la testa alla gente (reazionaria e non) senza nessun processo prima. Voglio ricordare che sono gli anni della Ghigliottina. L'intreccio vede quindi un investigatore inventato intento a scoprire l'assassino. Nello sfondo fanno la loro comparsa dei personaggi veramente esistiti come la regina Maria Antonietta e suo figlio.
La conclusione? Arriva dopo circa 330 pagine! Come ogni buon giallo che si rispetti, l'assassino verrà smascherato! Non mancheranno feriti e colpi di scena!
Meno male che in Italia non c'è la pena di morte. Ma da noi non ci sono nemmeno più le prigioni...ohi ohi. Durante gli anni della "terreur" si sono uccise migliaia di persone, soprattutto politici e nobili. Il boia era la star del momento e la ghigliottina uno show da non perdere. Un'esagerazione spinta dall'odio, dalla vendetta e dalla fame. Poi è arrivato Napoleone, ma quella è un'altra storia...